Amo tutto ciò che è stato, tutto quello che non è più, il dolore che ormai non mi duole, l'antica e erronea fede, l'ieri che ha lasciato dolore, quello che ha lasciato allegria solo perché è stato, è volato e oggi è già un altro giorno.
Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva. Tutto accade per la prima volta.
Ho visto una cosa bianca in cielo. Mi dicono che è la luna, ma
Che posso fare con una parola e con una mitologia?
Gli alberi mi fanno un poco paura. Sono così belli.
I tranquilli animali si avvicinano perché io gli dica il loro nome.
I libri della biblioteca sono senza lettere. Se li apro appaiono.
Sfogliando l'Atlante progetto la forma di Sumatra.
Chi accende un fiammifero al buio sta inventando il fuoco.
Nello specchio c'è un altro che spia.
Chi guarda il mare vede l'Inghilterra.
Chi pronuncia un verso di Liliencron partecipa alla battaglia.
Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
Ho sognato la spada e la bilancia.
Sia lodato l'amore in cui non ci sono né possessore né posseduta,
ma entrambi si donano.
Sia lodato l'incubo che ci rivela che possiamo creare l'Inferno.
Chi si bagna in un fiume si bagna nel Gange.
Chi guarda una clessidra vede la dissoluzione di un impero.
Chi maneggia un pugnale prevede la morte di Cesare.
Chi dorme è tutti gli uomini.
Ho visto nel deserto la giovane Sfinge appena scolpita.
Non c'è nulla di antico sotto il sole.
Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.
Chi legge le mie parole sta inventandole.
Chiamatemi per nome. Non voglio più essere conosciuto per ciò che non ho ma per quello che sono: una persona come tante altre. Chiamatemi per nome. Anch’io ho un volto, un sorriso, un pianto, una gioia da condividere. Anch’io ho pensieri, fantasia, voglia di volare. Chiamatemi per nome. Non più portatore di Handicap, disabile, handicappato, diversabile, cieco sordo, cerebroleso, spastico, tetraplegico. Forse usate chiamare gli altri: “portatori di occhi castani” oppure “inabile a cantare”? O ancora: “miope e presbite”? Per favore. Abbiate il coraggio della novità. Abbiate occhi nuovi per scoprire che, prima di tutto, io “sono”. Chiamatemi per nome. (poesia scritta da Gianni, papà di Benedetta – Associazione Sesto Senso di Siena)
Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita nella prossima cercherei di fare più errori non cercherei di essere tanto perfetto, mi negherei di più, sarei meno serio di quanto sono stato, difatti prenderei pochissime cose sul serio. Sarei meno igienico, correrei più rischi, farei più viaggi, guarderei più tramonti, salirei più montagne, nuoterei più fiumi, andrei in posti dove mai sono andato, mangerei più gelati e meno fave, avrei più problemi reali e meno immaginari. Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente e precisamente ogni minuto della sua vita; certo che ho avuto momenti di gioia ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti. Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita, solo di momenti, non ti perdere l'oggi. Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro, una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute; se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera e continuerei così fino alla fine dell'autunno. Farei più giri nella carrozzella, guarderei più albe e giocherei di più con i bambini, se avessi un'altra volta la vita davanti. Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.
IL TUO SORRISO
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
“Morirei per un tuo solo sguardo, un tuo sospiro che profumi d'amore ed una carezza che riscaldi il mio cuore. Non assomigli più a nessuna da quando ti amo.”
lo amo la musica sbiadita come le stoffe dei loro ricami colorati (le note), l'appassita musica de gli splendidi remi. lo amo la musica antiquata dei vecchi cembali come un messale, la musica defunta, condensata come il fondo sintetico d'un fiale.
O musica de gli organi di chiesa che rende l'anima una cantorìa! musica de l' armonium, intesa salmodiare daun'orfanella pia!
Suonatine di guasti carillons in salotti di principi aboliti, minuetti vizzi, gialli cotillons in camere con specchi intirizziti.
Musica complicata che si scruta come la venatura d'una foglia, o musica di lusso che si fiuta come un lungo profumo di maglioglia:
musica di trascorse primavere rosate ancora d'un po' di belletto, musica obliata sopra le tastiere come un mazzo di viole in un cassetto.
Ci si siede di fronte e si vuotano i primi bicchieri lentamente, fissando il rivale con l'occhio traverso. Poi si aspetta che il vino gorgogli. Si guarda nel vuoto canzonando. Se i muscoli tremano ancora treman anche al rivale. Bisogna sforzarsi per non bere di un fiato e sbronzarsi di colpo.
Oltre il bosco, si sente il ballabile e vedon lanterne dondolanti - non sono restate che donne sul palchetto. Lo schiaffo piantato alla bionda ha portato via tutti a godersi lo scontro. I rivali sentivano in bocca un sapore di rabbia e di sangue; ora sentono il sapore del vino. Per riempirsi di pugni bisogna esser soli come a fare l'amore, ma c'è sempre la notte.
Sul palchetto i lampioni di carta e le donne non stan fermi, nel fresco. La bionda, nervosa, siede e cerca di ridere, ma s'immagina un prato dove i due si dibattono e perdono sangue. Li ha sentiti vociare di là dalle piante. Malinconica, sopra il palchetto, una coppia di donne gira in tondo; qualcuna fa cerchio alla bionda, e s'informano se proprio le duole la faccia.
Per riempirsi di pugni bisogna esser soli. Tra i colleghi c'è sempre qualcuno che blatera e fa fare commedie. La gara del vino non è mica uno sfogo: uno sente la rabbia gorgogliare nel rutto e bruciare la gola. Il rivale, piú calmo, dà mano al bicchiere
e lo vuota continuo. Ha finito il suo litro e ne attacca un secondo. li calore del sangue manda in secco i bicchieri, come dentro una stufa. I colleghi d'intorno hanno facce sbiancate e oscillanti, le voci si sentono appena. Il bicchiere, si cerca e non c'è. Per stanotte - anche a vincere - la bionda torna a casa da sola.
Questa volta lasciami
essere felice,
non è successo nulla a nessuno
non sono in nessun luogo
semplicemente
sono felice
nei quattro angoli
del cuore, camminando
dormendo o scrivendo.
che posso farci, sono
felice
sono piu innumerabile
dell'erba
nelle praterie
sento la pelle come un albero rugoso,
di sotto l'acqua
sopra gli uccelli
il mare come un anello
intorno a me
fatta di pane e pietra la terra
l'aria canta come una chitarra
Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.
Commenti
Fernando Pessoa: Amo tutto ciò che è stato
Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l'antica e erronea fede,
l'ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.
Jorge Luis Borges: La felicità
Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva.Tutto accade per la prima volta.
Ho visto una cosa bianca in cielo. Mi dicono che è la luna, ma
Che posso fare con una parola e con una mitologia?
Gli alberi mi fanno un poco paura. Sono così belli.
I tranquilli animali si avvicinano perché io gli dica il loro nome.
I libri della biblioteca sono senza lettere. Se li apro appaiono.
Sfogliando l'Atlante progetto la forma di Sumatra.
Chi accende un fiammifero al buio sta inventando il fuoco.
Nello specchio c'è un altro che spia.
Chi guarda il mare vede l'Inghilterra.
Chi pronuncia un verso di Liliencron partecipa alla battaglia.
Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
Ho sognato la spada e la bilancia.
Sia lodato l'amore in cui non ci sono né possessore né posseduta,
ma entrambi si donano.
Sia lodato l'incubo che ci rivela che possiamo creare l'Inferno.
Chi si bagna in un fiume si bagna nel Gange.
Chi guarda una clessidra vede la dissoluzione di un impero.
Chi maneggia un pugnale prevede la morte di Cesare.
Chi dorme è tutti gli uomini.
Ho visto nel deserto la giovane Sfinge appena scolpita.
Non c'è nulla di antico sotto il sole.
Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.
Chi legge le mie parole sta inventandole.
vento sul viso
vento negli occhi
lacrimano
ti cerco
non ti trovo
penso
realizzo
Galleria Vittorio Emanuele
no
Galleria del vento
anonimo disorientato
Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.
Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste
- Hermann Hesse
"Chiamatemi per nome"
Chiamatemi per nome.
Non voglio più essere conosciuto per ciò che non ho ma per quello che sono: una persona come tante altre.
Chiamatemi per nome.
Anch’io ho un volto, un sorriso, un pianto,
una gioia da condividere.
Anch’io ho pensieri, fantasia, voglia di volare.
Chiamatemi per nome.
Non più portatore di Handicap, disabile, handicappato, diversabile, cieco sordo, cerebroleso, spastico, tetraplegico. Forse usate chiamare gli altri: “portatori di occhi castani” oppure “inabile a cantare”?
O ancora: “miope e presbite”?
Per favore. Abbiate il coraggio della novità.
Abbiate occhi nuovi per scoprire che, prima di tutto,
io “sono”.
Chiamatemi per nome.
(poesia scritta da Gianni, papà di Benedetta – Associazione Sesto Senso di Siena)
LA MAGIA DELLA VITA
Un giorno,
un Angelo scese dal cielo,
e mi donò una sua piuma dorata,
per consentirmi così,
di dare voce al mio cuore,
narrando,
della bellezza degli astri celesti,
delle meraviglie della natura,
dell’amore fra persone,
in altre parole,
mi disse di descrivere,
la magia della vita…
Ed io l’ho fatto,
raccontandogli di te.
Ci amiamo
Jorge Luis Borges: Istanti
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l'oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un'altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.
IL TUO SORRISO Toglimi il pane, se vuoi, toglimi l'aria, ma non togliermi il tuo sorriso. Non togliermi la rosa, la lancia che sgrani, l'acqua che d'improvviso scoppia nella tua gioia, la repentina onda d'argento che ti nasce. Dura è la mia lotta e torno con gli occhi stanchi, a volte, d'aver visto la terra che non cambia, ma entrando il tuo sorriso sale al cielo cercandomi ed apre per me tutte le porte della vita. Amor mio, nell'ora più oscura sgrana il tuo sorriso, e se d'improvviso vedi che il mio sangue macchia le pietre della strada, ridi, perché il tuo riso sarà per le mie mani come una spada fresca. Vicino al mare, d'autunno, il tuo riso deve innalzare la sua cascata di spuma, e in primavera, amore, voglio il tuo riso come il fiore che attendevo, il fiore azzurro, la rosa della mia patria sonora. Riditela della notte, del giorno, della luna, riditela delle strade contorte dell'isola, riditela di questo rozzo ragazzo che ti ama, ma quando apro gli occhi e quando li richiudo, quando i miei passi vanno, quando tornano i miei passi, negami il pane, l'aria, la luce, la primavera, ma il tuo sorriso mai, perché io ne morrei.oca anonima
comme je t’aime,
je peux t’être
Jacques Prévert
PABLO NERUDA
Eleuterio Cimini
Amore,
Amor testardo
Che trapassi nel sogno
I confini
Dove alita il tempo
Quel tempo atroce
Che appassisce fiori
I più belli
E rattrista sorrisi
Eppure,
Il tempo neppure
Col suo baluardo
Potrà scalfire mai
Quel sentimento dolce
Che limiti e confini
Non conosce
Importa poco se
Sarà urlato
O a fil di fiato
Bisbigliato
Nell’amore
Il metro
Non è dato dalla voce
Che dalla gola
scaturisce
Ma da quella stessa voce
Che nel petto batte
E a volte muore
Nel fiore d’un ricordo
Amore,
dolce amor testardo…
Corrado Govoni: La musica
lo amo la musica sbiadita
come le stoffe dei loro ricami
colorati (le note), l'appassita
musica de gli splendidi remi.
lo amo la musica antiquata
dei vecchi cembali come un messale,
la musica defunta, condensata
come il fondo sintetico d'un fiale.
O musica de gli organi di chiesa
che rende l'anima una cantorìa!
musica de l' armonium, intesa
salmodiare daun'orfanella pia!
Suonatine di guasti carillons
in salotti di principi aboliti,
minuetti vizzi, gialli cotillons
in camere con specchi intirizziti.
Musica complicata che si scruta
come la venatura d'una foglia,
o musica di lusso che si fiuta
come un lungo profumo di maglioglia:
musica di trascorse primavere
rosate ancora d'un po' di belletto,
musica obliata sopra le tastiere
come un mazzo di viole in un cassetto.
Cesare Pavese
Ci si siede di fronte e si vuotano i primi bicchieri lentamente,
fissando il rivale con l'occhio traverso.
Poi si aspetta che il vino gorgogli. Si guarda nel vuoto
canzonando. Se i muscoli tremano ancora
treman anche al rivale. Bisogna sforzarsi
per non bere di un fiato e sbronzarsi di colpo.
Oltre il bosco, si sente il ballabile e vedon lanterne
dondolanti - non sono restate che donne
sul palchetto. Lo schiaffo piantato alla bionda
ha portato via tutti a godersi lo scontro.
I rivali sentivano in bocca un sapore di rabbia
e di sangue; ora sentono il sapore del vino.
Per riempirsi di pugni bisogna esser soli
come a fare l'amore, ma c'è sempre la notte.
Sul palchetto i lampioni di carta e le donne
non stan fermi, nel fresco. La bionda, nervosa,
siede e cerca di ridere, ma s'immagina un prato
dove i due si dibattono e perdono sangue.
Li ha sentiti vociare di là dalle piante.
Malinconica, sopra il palchetto, una coppia di donne
gira in tondo; qualcuna fa cerchio alla bionda,
e s'informano se proprio le duole la faccia.
Per riempirsi di pugni bisogna esser soli.
Tra i colleghi c'è sempre qualcuno che blatera
e fa fare commedie. La gara del vino
non è mica uno sfogo: uno sente la rabbia
gorgogliare nel rutto e bruciare la gola.
Il rivale, piú calmo, dà mano al bicchiere
e lo vuota continuo. Ha finito il suo litro
e ne attacca un secondo. li calore del sangue
manda in secco i bicchieri, come dentro una stufa.
I colleghi d'intorno hanno facce sbiancate
e oscillanti, le voci si sentono appena.
Il bicchiere, si cerca e non c'è. Per stanotte
- anche a vincere - la bionda torna a casa da sola.
Buonanotte agli incontri
Oriana Mantovani
Buonanotte agli incontri
e lascia andare ciò che non può restare.
William Warby (versione di Bosco per Ines)
amo la tua mente.
Amo
il modo in cui metti in mostra la tua mente quando parli
P. Roth